Il Festival

Presentazione

Fino ad alcuni decenni fa per conoscere l’Islam o l’Induismo o il Buddhismo, bisognava affrontare un viaggio, imparare lingue diverse e immergersi in una realtà molto lontana da quella in cui viviamo. Oggi possiamo dire che le religioni del mondo si sono avvicinate a noi, ma questo è avvenuto perché lo straordinario progresso delle comunicazioni ha reso più facile e veloce scambiare idee, pensieri, abitudini e mode da un angolo del mondo all’altro, annullando distanze di migliaia di chilometri.

Nei documenti dell’Unione Europea, il dialogo interreligioso – unitamente al dialogo interculturale – è considerato una pratica fondamentale per dare un contributo significativo allo sviluppo di una società libera, ordinata e coesa, che sappia superare l’estremismo filosofico e religioso, gli stereotipi e i pregiudizi, l’ignoranza e l’indifferenza, l’intolleranza e l’ostilità, che anche nel passato recente sono stati causa di tragici conflitti e di spargimento di sangue in Europa. (Dichiarazione sul dialogo interreligioso e sulla coesione sociale, adottata dai Ministri dell’Interno nella Conferenza di Roma di ottobre 2003 e fatta propria dal Consiglio Europeo, doc. 5381/04)

Che cos’è dunque il dialogo interreligioso?

L’etimologia della parola dialogo, dal greco dialogos, ovvero discorso logos fra dia due persone, implica senza dubbio l’incontro con l’altro. Le religioni non sempre hanno dialogato tra loro: la storia ci insegna che si sono combattute non poche guerre e sacrificate non poche vite in nome di Dio, qualunque fosse. Nell’Italia di oggi, in cui il mondo si mostra in tutte le sue sfumature culturali, etniche e sociali, il dialogo interreligioso acquisisce un’ulteriore valenza: diventa un’esigenza. Non è pura teoria, ma vera e propria pratica sociale. Il pluralismo sociale è quindi una realtà e non una scelta.

È un viaggio molto faticoso che presuppone una educazione al dialogo che consenta di guardare e ascoltare l’altro, un processo che mette in discussione se stessi, le proprie convinzioni e le proprie idee di mondo. È doveroso a questo punto riflettere su come rendere questo dialogo meno teso e drammatizzato: prima di tutto, è necessario essere consapevoli che chi dialoga non sono le religioni (entità astratte) bensì donne e uomini in carne e ossa, con storie, vissuti, sofferenze, speranze, peculiari e irripetibili.

Il Festival Interreligioso SPIRITUS prosegue nell’intento di far dialogare culture e religioni, partendo dalla musica come linguaggio che non necessita di traduzione. L’intento è proprio quello di conoscere attraverso i canti, gli inni, le antifone, ma anche l’armonia, i timbri e le sonorità, questi mondi così lontani. Per la seconda edizione del Festival si è pensato di aprire le porte non solo a gruppi corali ma anche alla danza sacra e a gruppi strumentali per poter immergersi completamente nelle tradizioni delle diverse confessioni. La musica diventa dunque un mezzo che favorisce il dialogo interreligioso tra le persone.
Il convegno, dal titolo Spiritus: canto di guerra, canto di pace, è strutturato in due parti: la prima con un intento didattico di sensibilizzazione alla presenza di 5 classi quinte della Scuola Primaria Anna Frank dell’Istituto Comprensivo di Granarolo dell’Emilia, mentre la seconda si occuperà di dialogare su questi due temi secondo le diverse prospettive spirituali dei relatori.

3 concerti, 1 masterclass, 4 location, 1 tavola rotonda didattica e 1 convegno per il Festival Interreligioso SPIRITUS.

Vi aspetto!
SILVIA BIASINI

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